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Due giorni intensi per l’IRST IRCCS di Meldola (Emilia-Romagna)

2026-01-18 16:06

IPSE

Eventi, News, cancer-policy, health-policy, oncologia-, regioni-italiane-,

Due giorni intensi per l’IRST IRCCS di Meldola (Emilia-Romagna)

IRST Meldola a Bruxelles, 13-14 gennaio 2026

 

 

Bruxelles, 13-14 gennaio 2026: due giorni intensi, densi di contenuti e di energia per l'IRST IRCCS di Meldola (Emilia-Romagna), raccontati da Rosa Maria Genovese

 

 

Il nostro Istituto, centro di eccellenza per la ricerca e la cura oncologica, con una forte vocazione internazionale e una presenza strutturata a Bruxelles, ha portato la propria esperienza e visione direttamente nel cuore delle istituzioni europee. Non come ospite, ma come attore consapevole dell’opportunità di incidere quando si lavora insieme.

 

Proprio da questa posizione sono nate e sono state organizzate due giornate di lavoro consecutive, il 13 e il 14 gennaio, pensate come parte di un percorso e non come eventi isolati: l’obiettivo era connettere attori chiave, mettere in dialogo livelli diversi e contribuire in modo concreto alla costruzione di strategie europee strutturate per il futuro della salute, con un’attenzione centrale al cancro e alla trasformazione digitale dei sistemi sanitari.

 

Il 13 gennaio si è svolta la sessione “EU Digital Health and Cancer Care: From scientific evidence to policy impact” presso la Delegazione della Regione Emilia-Romagna, moderata da EUREGHA. Un pomeriggio a forte respiro europeo, che ha riunito progetti di ricerca UE, infrastrutture ed ecosistemi dell’innovazione, con un focus specifico su salute digitale e oncologia di precisione. La presenza di rappresentanti della Commissione Europea, insieme a coordinatori di progetti e policy expert, ha permesso un confronto diretto e di alto livello.
 

Il filo conduttore è stato chiaro fin dall’inizio: come trasformare evidenze scientifiche solide in politiche europee sostenibili, scalabili e capaci di generare impatto reale. Un confronto aperto, concreto, in cui ciascun contributo ha aiutato a posizionare priorità condivise in vista del prossimo Programma Quadro (FP10).

 

Negli ultimi anni l’Unione Europea ha dimostrato di saper reagire alle crisi sanitarie, attivando strumenti innovativi di coordinamento e risposta comune. Oggi, però, la sfida è diversa e più ambiziosa: non limitarsi a rispondere alle emergenze, ma consolidare quei risultati in politiche strutturali. La salute – e in particolare la lotta al cancro – non può essere trattata come un settore a sé, ma come uno dei pilastri della resilienza, della competitività e della coesione europea. La continuità di iniziative chiave come la Missione sul Cancro e lo Europe’s Beating Cancer Plan non è solo una questione di risorse, ma una scelta strategica sul tipo di Europa che vogliamo costruire. 
 

Su queste call to action, è stato lanciato un Manifesto a conclusione dell’evento, una dichiarazione d’intenti comune che è possibile leggere e supportare.

 

Il 14 gennaio il confronto si è spostato al Parlamento Europeo, ospiti dell’On. Stefano Bonaccini, con la moderazione di ProMIS. Qui la discussione ha assunto una prospettiva diversa e complementare: quella dei territori. Europarlamentari, centri di ricerca e innovazione e rappresentanti regionali – Emilia-Romagna, Lazio, Lombardia, Veneto e Toscana – si sono confrontati su visione, modelli organizzativi e priorità in ambito cancer e digital health. È emersa con forza l’importanza delle regioni come nodi di integrazione multilivello, capaci di tradurre l’innovazione scientifica in soluzioni accessibili, implementabili e replicabili nei sistemi sanitari reali. Un messaggio chiaro: senza i territori e l’attenzione ai cittadini, l’Europa della salute non può funzionare.

 

La delegazione IRST era ampia e rappresentativa: direzioni, responsabili dell’area ricerca, ricercatori, insieme alla Regione Emilia-Romagna e al Cluster Health. Le due giornate sono state arricchite anche da incontri bilaterali di grande valore, dalla visita alla sede IRST a Bruxelles presso la Camera di Commercio Italo-Belga alla Rappresentanza Permanente presso l’UE, passando per APRE ed ECO. Momenti fondamentali per rafforzare relazioni, costruire fiducia e aprire nuove traiettorie di collaborazione europea.

 

Sarebbe impossibile ringraziare tutte le persone che hanno contribuito alla riuscita di questa iniziativa: speaker, partner, istituzioni, colleghi e collaboratori che hanno creduto nel valore di questo percorso e lo hanno reso possibile.

 

Dal mio punto di vista, come project e policy manager presso l’IRST, questi due giorni hanno rappresentato molto più di un evento ben riuscito. Hanno confermato quanto sia essenziale, anche per un istituto di dimensioni contenute come il nostro, intraprendere con determinazione questa strada complessa ma necessaria che passa da Bruxelles. Essere presenti, incontrare le istituzioni, parlare con chi costruisce le politiche – nei contesti formali e informali – significa investire nel lungo periodo. È un lavoro paziente, spesso invisibile, ma capace di generare ritorni enormi nel tempo.

 

Questa è l’Unione Europea che dialoga e che migliora la qualità della vita dei suoi cittadini: un progetto politico fatto di persone, di confronto, di interessi diversi che emergono dal basso e che devono essere messi a sistema. 
Fare advocacy in campo salute, in questo particolare momento storico, significa anche questo: collegare evidenze scientifiche, territori e cittadini, rendere evidenti i loro bisogni, e trasformarli in scelte politiche che migliorano la vita delle persone. Sottolineare come la salute non sia un elemento a sé stante, bensì parte integrante del benessere sociale ed economico del continente. In ambito oncologico, questo vuol dire investimenti sostenibili verso cure migliori, più eque e più accessibili.

 

Contribuire a un momento così delicato e decisivo, come la definizione del prossimo Programma Quadro e del Quadro Finanziario Pluriennale 2028–2034, è stato stimolante ed emozionante. Sentirsi parte attiva di questo processo, portando la voce di un istituto di eccellenza dentro il dibattito europeo, dà senso profondo a questo lavoro. Essere quel “pallino” che connette progetti, politiche, istituzioni e persone significa, in fondo, aiutare l’Europa a uscire dai suoi palazzi e, allo stesso tempo, aiutare noi a capirla meglio, a renderla meno distante, più concreta, più nostra.

 

Due giorni che non rappresentano un punto di arrivo, ma l’inizio di un percorso che vogliamo continuare a costruire, giorno dopo giorno, progetto dopo progetto, incontro dopo incontro.

Rosa Maria Genovese

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